Tratto dal racconto “Che cazzo ci faccio qui?”.

Il sole di Luglio batteva forte sul mare, infiammandolo di luccicanti e intermittenti riflessi.
Se ne stava lì alto, in un pomeriggio qualunque. In un posto qualunque. Arrostendo  gente qualunque stesa su di una spiaggia qualunque.
Eddy si portò la bottiglia di birra alla bocca. Era ancora fredda! Presa pochi minuti prima in un bar di un lido antistante la spiaggia libera in cui si trovava.
La barista, forse la proprietaria di quel posto –una donna magra, bassa, bionda e dallo sguardo pungente- l’aveva guardato come se avesse voluto vomitargli addosso. Ma appena Eduardo, Eddy, le aveva mostrato la grana, la donna di colpo lasciò ogni suo pregiudizio incominciando a servirlo.
Intanto, la donna era ancora lì barricata in quel suo piccolo bar di legno in cui giovani, vecchi e bambini si accalcavano per prendere gelati, bibite, granite: tutte cose giuste, sane, approvate dall’unione consumatori.
Eddy portò ancora una volta la bottiglia alle sue labbra, sfiorando la sua lunga e incolta barba. Le diede un sorso. Poi un altro. Abbassò la bottiglia. Alzò lo sguardo al cielo.
Il sole batteva forte! Sì, e lui pensò “Ma che cazzo ci faccio qui?”.
Poi, ecco che rivolse lo sguardo ai suoi pallidi e nudi piedi, per poi salire fino ai grossi polpacci altrettanto pallidi, e poi ancor più su fino al jeans arrotolato fin sotto le sue ginocchia.
Spostò lo sguardo sul lato destro, sorpassando il telo marroncino su cui stava poggiato.
Arrivò alla sua camicia bianca e stropicciata gettata senza cura sulla sabbia, proprio accanto a un paio di anfibi neri e un vecchio zaino logoro e dello stesso colore delle sue scarpe.
Da quell’affare tirò fuori un pacchetto di Marlboro e ne prese una, portandosela alla bocca, per poi accenderla.
Gettò sul telo l’accendino. Mollò una strippata, alzando nuovamente lo sguardo al cielo, mentre attorno a lui la gente continuava a rosolarsi al sole, bambini fastidiosi correvano per la spiaggia urlando e dimenandosi come cernie prese all’amo, e qualche giovane giocava a palla o con le racchette.
“Sì, che cazzo ci faccio qui?” pensò ancora, Eddy, dando un’altra strippata alla sua cicca, e poi sorseggiando la sua birra.
Pamela! Ecco perché. O “Pam”, come da sempre la chiamava Eddy.
Quel pomeriggio Eddy aveva di nuovo litigato con Pam. O meglio, era stata Pam a litigare con Eddy.
<< Sei uno stronzo insensibile >>, questo gli urlò contro, Pam. E tutto solo perché Eddy, mentre Pam era intenta a guardare una schifosissima fiction alla tele, le aveva detto, ridacchiando, che un tale di nome Sean (idolo di Pam) avrebbe di certo gradito se una certa Sharon, sorella di Brenda, la sua moglie, gli avesse succhiato il cazzo.
Beh, non che a Pam fottesse più di tanto del matrimonio tra Sean e Brenda, ma sentire quella cosa le diede modo di dar libero sfogo al suo essere una femminista convinta.
Già, in fondo Eddy la conobbe circa tre anni prima a un reading di poesie. Uno di quei posti dove tutti si riuniscono per  mostrare al prossimo quanto sono bravi e capaci. Un posto pieno di finti intellettuali, finti artisti, finti gay, finte lesbiche, finti rivoluzionari, finti santoni, finti esseri umani.
A Eddy toccò la finta femminista!
L’aveva notata mentre lei recitava una poesia sull’amore assoluto, o altre cagate simili. E di certo non si fermò a notare le sue liriche. No di certo! Ma notò eccome i suoi lunghi riccioli biondi, i suoi occhi azzurri, e ancor più la sua quarta di seno e il culetto simile a un cocomero.
Non perse tempo. Si diede subito da fare, Eddy. E dopo esser stato costretto a sorbirsi tutte la cazzate di Pam (cose come il suo voler liberare per sempre la Palestina, o vivere su di una casa piazzata nell’oceano), finalmente riuscì a portarla via da quel posto, e dopo qualche cocktail (proprio adatto a chi dice di voler vivere in povertà, come la cara Pam), beh, il vecchio Eddy la portò in un parcheggio deserto. Per parlare solo, ovviamente. Solo che sia lui che Pam sapevano bene che se lui avesse voluto parlarle, di certo non l’avrebbe portata in un luogo isolato. Perlopiù stando sul sedile posteriore di un auto.
Comunque, per parlare parlarono eccome. Di altre stronzate dette da Pam! Solo che dopo, Pam acconsentì a farsi limonare alla grande. E prima che potesse accorgersene, Eddy gli era già dentro.
In culo al femminismo! In quel momento svanì del tutto. Solo che Eddy non poteva sapere cosa gli riservasse quella piccola scopata.
Certo, inizialmente fu tutto rose e fiori quando andarono a convivere nel bilocale al centro di Napoli dove viveva Eddy, proprio come succede all’inizio di ogni storia. E lui, avendo quarant’anni, non poteva pretendere di meglio. Niente di meglio di una trentasettenne ancora bella formosa e dalla fica non troppo larga. Solo che, come detto, certe cose durano sempre poco.
Pam iniziò a rompere per davvero le palle. Non subito, ma a gradi. Che ne so, prima con piccole cose come il fatto che Eddy non alzava mai la tavoletta del cesso. Poi passò agli incontri di boxe che Eddy amava guardare alla tele: troppo violenti, a detta sua. E inoltre lei amava vedere documentari o fiction piene d’amore. E naturalmente voleva che Eddy vedesse quella roba assieme a lei.
Dopo qualche mese che vivevano assieme, fu il turno delle uscite di gruppo.
<< Cielo, Ed, stiamo sempre da soli >> gli urlava contro << Non senti il bisogno di socializzare? Essere una coppia non significa star sempre da soli, ma significa vedere gente. Bisogna farlo! Oppure l’amore appassisce. Anche il più grande amore può appassire se non si vede altra gente! >>
E così, via a vedere altra gente. Portato al guinzaglio da Pam ad altri reading di poesie, al teatro, in qualche museo, o in posti dove si facevano comizi su come salvare i popoli Africani.
Ma non era finita lì!
Pam presto iniziò a interessarsi di pittura moderna. E ovviamente anche Eddy doveva interessarsi di pittura moderna. Solo che a lui non gliene fotteva un cazzo di pittura moderna.
Beh, purtroppo a Pam gliene fotteva eccome!
<< Eddy, possibile che a te non ti va di fare niente? Guardati! Quando non lavori te ne vuoi stare solo a casa, a bere birra e oziare. Dov’è finito l’uomo brillante che avevo conosciuto? >>
Ma Eddy non lo sapeva dove fosse finito quell’uomo. Neanche sapeva che ci fosse mai esistito un uomo brillante lì dentro.
Ma dovette fingere di esserlo, accompagnando Pam a mostre d’arte contemporanea, a corsi di pittura, o anche solo a serate tra amici che come Pam coltivavano la passione per l’arte moderna.
E poi via con le passeggiate al mare. I cineforum.
<< Eddy, che ne diresti di andare a fare un pic nic? >>.
Insomma, un inferno!
E non ci volle molto prima che la cara Pam si accorse che Eddy odiava fare tutte quelle cose. Che Eddy odiava lei, come lei odiava lui.
Iniziarono a detestarsi, pur continuando a vivere sotto lo stesso tetto.
Normale routine, insomma.
Assieme a cenare davanti alla tele, in totale silenzio. Condividere un letto senza quasi più scopare. Litigare per chi dovesse andare per prima al cesso. E lei nel suo mondo, Eddy nel suo: ognuno la propria vita, pur stando comunque sotto lo stesso tetto.
Impossibile non litigare! E quel giorno Pam aveva deciso che il motivo del litigio doveva essere proprio il pompino desiderato da Sean. Anche se non fu proprio colpa delle presunte voglie animalesche di Sean a innescare l’ennesima guerra.
No, ormai il loro rapporto era simile ad acqua che bolliva violentemente in una pentola a pressione. Una pentola che poteva esplodere da un momento a un altro. Una pentola che Pam ed Eddy tenevano ermeticamente chiusa, forse solo per evitare di dover faticare a pulire il casino che sarebbe successo se quell’acqua fosse straboccata.
In fondo, anche quando Pam poco prima gli aveva violentemente urlato contro << Sei un porco! Non voglio vederti mai più >> sapeva bene che presto l’avrebbe rivisto. Che nessuno dei due avrebbe avuto mai le palle di sollevare quel dannato coperchio.
Già, “Che cazzo ci faccio qua?” pensò ancora Eddy, fissando il suo zaino con dentro la roba che aveva portato via da casa sua, dopo l’ennesimo litigio con Pam. O meglio, quella graziosa casa nei pressi di Salerno. Un piccolo appartamento che aveva fittato per due settimane, dopo che Pam gli aveva urlato contro << Possibile che non possiamo permetterci neanche una vacanza? >>.
Ma continuò a sorridere, se pur amaramente, dando un altro sorso alla birra, una strippata alla Marlboro, e spostando lo sguardo verso l’orizzonte.
Sul bagnasciuga alcuni vecchi dalle grosse pance e la pelle molliccia passeggiavano avanti e indietro come tante pecore che pascolano in un prato. Poi di colpo si fermavano, fissando il mare. Fissandolo come se al di là di quel blu ci fosse altro. Che ne so, un altro mondo, magari, oppure le risposte a ogni domanda della vita.
Invece, al di là dell’orizzonte non ci stava altro che un’altra spiaggia dove altri vecchi passeggiavano proprio come loro, chiedendosi le stesse e identiche ridicole cose.
<< Che schifo! >> borbottò tra sé e sé Eddy, dando un altro sorso alla birra e portando lo sguardo verso una famigliola accampata davanti a lui; padre, madre, figlio. La Santa Trinità! La Sacra famiglia.
Lui, il gran capo di famiglia, se ne stava seduto su di una sdraio, mantenendo un quotidiano che quasi gli cadeva sulla grossa pancia. Lì sotto quell’ombrellone leggendo in silenzio notizie che in fondo non gli riguardano, mentre sua moglie, la Vergine Maria,  se ne stava stesa su di un telo da spiaggia, facendo abbrustolire le sue carni mollicce rese quasi bianche da una crema abbronzate, e tenendo continuamento d’occhio il loro moccioso di nove anni intento a costruire un castello di sabbia che somigliava perlopiù a un grosso cumulo di mondezza.
Accanto a loro, beh, niente di diverso!
Famiglie silenziose. Famiglie che parlavano solo del lavoro, di cosa mangiare o di cosa avevano mangiato, di qualche programma televisivo, del mare calmo o agitato, del posto in cui si trovavano e del posto in cui sarebbero andati l’anno prossimo. E ancora, coppiette silenziose stese su dei teli a prendere il sole: lui intento a leggere un giornale o a fare un cruciverba, lei presa a fissare il suo cazzo di smartphone da ottocento pezzi. E ovunque, mocciosi petulanti correvano per quella maledetta spiaggia, urlando e ridendo. Facendo rimbombare le loro voci assieme al rumore delle onde o alle risate di adolescenti che giocano a beach volley.
“Che cazzo ci faccio qua?” pensò ancora Eddy, dando un’ultima strippata alla sua paglia per poi gettarla a terra.
Si voltò ancora. Il suo sguardo si posò su delle forme sinuose. Sui corpi mezzi nudi di ragazzine appena sedicenni che giocano a beach volley, ficcate in una grossa gabbia avvolta da del filo di metallo.
Vide i loro culi sodi muoversi avvolti da costumini quasi inesistenti. Le loro belle bocce ciondolare ogni volta che saltavano per raccogliere la palla. E le passò a rassegna tutte! A una a una. Scrutando i loro culi, le loro tette, i loro corpi. Fissando quella macelleria a cielo aperto, e desiderando solo di correre lì, prendendo una a caso di loro –magari quella con il costumino verde mela- e gettarla a terra per poi strapparle tutto da dosso. Tastare quel suo meraviglioso corpo. Tirarlo fuori e fotterla a sangue, mentre lì sulla spiaggia Mister Sconosciuto continuava a leggere il suo giornale e Miss sconosciuta continuava a smanettare con il suo smartphone.
Ma restò lì fermo, guardando ancora il culo della tipa con il costumino verde mela. Vedendola balzare in aria, colpendo la palla e facendo ondeggiare il suo meraviglioso culetto.
Cercò di distogliere lo sguardo, Eddy.
Sì, certe cose possono costare care, soprattutto se si viene scoperti.
Ma davanti a lui la scena non cambiò minimamente!
No, o vecchi, o famiglie, o mocciosi, o altri culi. Culi che si mostravano a lui con tutta la loro forza. Con indecenza. Con prepotenza. Come se gli stessero urlando contro “Guardami. Desiderami”.
In particolare, il culo che più gli urlava contro era quello di una moretta stesa poco distante da lui.
Cristo, Eddy si consumò gli occhi tra le cosce di quella ragazza. Fissando intensamente quelle chiappe strette e percorse nel mezzo da un sottile filo di stoffa nero.
Ma tornò subito in sé!
Si guardò attorno con fare prudente e al tempo stesso acuto.
Okay, nessuno l’aveva visto. Era ancora salvo. Non sarebbe stato lapidato per aver fissato il culo di quella giovane ragazza.
Decise però di non rischiare ulteriormente. Così raccattò dallo zaino un paio di occhiali scuri e se li piazzò sul viso.
Diede ancora un sorso alla birra, tornando al culo della tipa. Ma lei si alzò lentamente, scrollandosi la sabbia da dosso e incamminandosi verso la spiaggia.
Eddy la seguì con lo sguardo. Vide quel culo morbido muoversi tra vecchi, bambini urlanti e gente stesa su teli da spiaggia, finché non svanì del tutto in mare.
Così porse la sua attenzione su altro. Cercò altro, e non faticò a trovarlo.
Sì, in ogni dove quella spiaggia era piena di altri corpi. Corpi belli. Corpi sodi. Corpi giovani. E lui li fissava tutti da sotto i suoi occhiali da sole, bevendo la sua birra e tastandosi il cazzo di tanto in tanto.
Un’intera spiaggia stuprata! Non risparmiò neanche le adolescenti. Fissò quei corpi pensando a quanto avrebbe voluto scagliarsi su ognuno di loro.
Ma ritornò in sé.
Sospirò, chinò lo sguardo e si ficcò in bocca un’altra sigaretta, per poi accenderla.
“Che cazzo ci faccio qua?” pensò ancora, fissando quella gente. Quelle brave famiglie. Quei bravi vecchi che non chiudevano un attimo le loro cazzo di bocche. Quelle belle porcelline che avrebbe violentato, se solo non avesse rischiato di finire in gabbia.
Sì, prenderle, spogliarle con forza e scoparle a sangue. Non certo corteggiarle come aveva fatto con quella vacca di Pam. No, non avrebbe mai più fatto lo stesso errore! Non sarebbe più tornato da lei.
Ma ecco che un tornado lo riportò nuovamente alle realtà.
Un moccioso con addosso un costume giallo gli passò davanti, correndo e urlando, proprio come tutti i mocciosi su quella cazzo di spiaggia.
In un attimo, una tempesta di sabbia lo colpì in piena. Facendo colare sul suo petto e sulle sue gambe infiniti granelli di sabbia.
Eddy si diede una pulita con la mano, continuando a fissare con lo sguardo quel moccioso che non smise di corre e ridersela.
L’avrebbe ucciso! Di certo lo avrebbe fatto, se solo avesse potuto. Ma ancora una volta dovette restare lì fermo. Fissando quel moccioso. Reprimendo il suo odio. Implodendo, mentre quel coglioncello raggiunse un uomo e una donna piazzati sotto un ombrellone.
La tipa, una donna alta e magra sui quaranta, dai capelli visibilmente tinti di biondo, si alzò dal suo telo fucsia e andò contro a quel marmocchio.
<< Christian, a mamma, vieni che togliamo il costumino >> gli disse.
Christian tentennò un po’. Continuò a ronzare per la spiaggia, come fosse una mosca fastidiosa.
Eddy lo fissò ancora. Desiderando di ucciderlo. Di uccidere quel moccioso petulante e tutta la gente lì su quella spiaggia.
Poi ancora un urlo! Un urlo gentile.
<< Christian, a mamma, non fare il cattivo! >> strillò la bionda. E a quelle parole Christian si fermò di colpo.
Obbedì!
Sì, Christian di certo non desiderava di essere cattivo. Christian voleva i regali da Babbo Natale, l’amore di Cristo, i consensi dalla maestra, i bacini dalla mammina, la carica di presidente degli Stati uniti.
Così calmò la sua foga e raggiunse sua madre, mentre a meno di due metri da Eddy, seduti su di un telo bianco a righe blu e rosse, se ne stavano una coppia di vecchi: lui, magro e dalla pelle pallida e con al centro dell’addome un grossa pancia come se avesse inghiottito tre o quattro cocomeri. Lei, una donnetta magra e dalla pelle rinsecchita, seduta accanto a quel deficiente e intenta a scrutare ogni passo del piccolo Christian.
Christian raggiunse la sua mammina. Lei lo prese quasi al volo, avvolgendolo in un telo colorato e cominciando a scrollargli la sabbia da dosso.
La vecchia lo fissò ancora. Sorridendo. Compiaciuta. Desiderosa di mostrare al mondo quanto lei sia buona nel sorridere di gioia vedendo un bambino.
<< Quanti anni ha? >> chiese improvvisamente la vecchia, come se conoscesse da sempre quella donna. Come se quanto appena detto fosse qualcosa d’importante.
La finta bionda diede ancora una strapazzata a Christian e rivolse il suo sguardo verso la vecchia, mentre suo marito, un uomo né grasso né magro e dalla faccia quadrata, continuava a leggere un giornale, steso su di un telo blu e viola.
<< Cinque anni >> le rispose.
La vecchia sorrise ancora. Felice di quella risposta. Felice di aver trovato ancora una volta un’utilità alla sua giornata. Una degna conversatrice con cui parlare di cose importantissime.
<< E una sorellina o un fratellino, no? >> riprese.
Stavolta fu la bionda a sorridere, dando un’ultima strofinata al caro Christian, che una volta libero corse subito verso il paparino, ora in piedi per togliere l’ombrellone dalla sabbia.
<< La sorellina è a casa con la nonna >> rispose la finta bionda.
Ci fu un altro sorriso da parte della vecchia, e suo marito si decise a chiudere il giornale, partecipando con un sorriso a quella dolce discussione.
<< Oh, e lei quanti anni ha? >> chiese ancora la vecchia.
<< Ventotto mesi! >>
<< Certo che di questi tempi fare due figli uno a breve distanza dall’altro, di certo è un atto di coraggio. Ma nostro Signore ci aiuta sempre. E aiuta soprattutto chi come voi vuole mettere al mondo delle creature innocenti >>
La finta bionda le donò un altro sorriso. Lei fece altrettanto. Suo marito pure. E il marito della finta bionda mise a posto l’ombrellone e iniziò a rassettare la roba sparsa per terra, mentre Christian continuò a ronzargli attorno.
Eddy sbuffò, chinando il capo e dando ancora un sorso alla sua birra.
La vecchia lo fissò con aria disgustata. Lui avrebbe voluto ricambiare la cosa. Fulminarla con lo sguardo. E ancor più avrebbe avuto voglia di alzarsi e andare da lei, mollandole tanti calci sulla faccia fino a fracassargliela.
Ma rimase lì seduto. Neanche la guardò. Diede un altro tiro alla sua sigaretta, e senza accorgersene spostò lo sguardo verso la famiglia di Christian.
Abbassò subito lo sguardo!
Cazzo, l’aveva proprio visto! Senza neanche accorgersene aveva visto Christian totalmente nudo, senza più addosso quel fottuto costumino.
Niente di strano, ovvio, tutti l’avevano visto. Ma Eddy non era tutti! Eddy era un uomo solitario che se ne stava seduto su un vecchio telo da mare, con addosso un jeans loro, in faccia barba lunga e sfatta, in mano una birra, e accanto a sé uno zaino pieno di vestiti.
Poteva costargli cara quell’imprudenza!
“Cosa fare ora?” pensò, dando un ultimo sorso alla sua birra. “Mi hanno visto! Sì, di certo mi hanno visto. Io non ho fatto niente, sì, lo so. Ma so anche come vanno certe cose. Quelli penseranno che l’ho fissato volutamente. Con fare malizioso. Cristo, potrebbero tagliarmi le palle e ficcarmele in bocca!”.
Si guardo attorno. Poggiò la sua birra sulla sabbia. Scrutò un attimo la vecchia, ancora intenta a parlare con la mamma di Christian, e poi fece una panoramica sulla spiaggia.
“Okay” pensò “Ho distolto subito lo sguardo!”. Poi si fermò un attimo, allungando la sua mano callosa verso la sua crespa barba. ”Ma potrebbero pensare che l’ho fatto di proposito!” pensò ancora “Sì, magari penseranno che ho abbassato lo sguardo perché l’ho fissato con malizia. Sì, potrebbero pensarlo! In fondo quella vecchia troia ha continuato a guardarlo come se niente fosse. Non si è fatta i problemi che mi sto facendo io. Forse avrei dovuto fare come lei! Far finta di niente. Non scandalizzarmi per aver visto un moccioso nudo. Avrei dovuto fingere di fissarlo con amore. Di certo sarebbe stato un alibi ben più credibile del mio averlo fissato per sbaglio, perché intento a pensare ad altro”.
Poi timidamente e in modo furtivo si guardò attorno, osservando la famiglia di Christian.
Niente! Per fortuna lui non esisteva. Loro non l’avevano neanche visto. Stavano presi a parlare tra loro di come la vecchia un tempo faceva nascere dei mocciosi nell’ospedale lì vicino.
“Pericolo scampato!” pensò Eddy. Voltando lo sguardo e mettendosi in piedi. Non sono buono neanche come potenziale pedofilo” pensò ancora, tirandosi su e afferrando la bottiglia di birra ormai vuota.

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