Zero, il booktrailer!

Booktrailer di Zero, antologia di racconti ideata da Marco Peluso, assieme a Elisa Bellino e Maddalena Costa. Realizzata assieme ad altri 11 autori. Edita dalla Damster edizioni, e disponibile presso i migliori stores online.

14 autori, 20 storie di dipendenze. Una raccolta di racconti forti, realistici, capaci di sbranare ogni illusione di essere liberi per davvero. Di non dipendere da qualcosa.

 

 

 

 

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Finalmente online “Zero”, antologia di 20 racconti sulle dipendenze, scritti da 14 autori. Edito dalla Damster edizioni.

Siete davvero sicuri di essere liberi? Siete sicuri di essere i padroni della vostra vita?
A quante cose chiediamo la vita? Ogni giorno. Ogni minuto. Ogni istante.
Magari crediamo che il successo possa darci la vita. Forse pensiamo che possa farlo l’amore, gli affetti, la carriera, o il piacere ad altri.
Centinaia di cose che inseguiamo spasmodicamente, ogni istante, senza neanche rendercene conto. Credendo che tutto ciò possa renderci liberi, felici, vivi. Senza accorgerci nemmeno di essere schiavi delle nostre passioni. Dipendendo da esse. Incapaci di vivere senza di esse. Impazzendo al solo pensiero di privarcene. Pronti a tutto pur di difendere la droga da iniettarci nelle vene, avvelenando la nostra vita, e quella di chi ci sta attorno.

Vi rispecchiate in tutto ciò? Siete consapevoli di essere dei drogati di vita?
Beh, allora non perdete questa antologia di racconti.
14 autori. 20 storie sulle dipendenze. Su ciò che ci illude di darci la vita.
Un progetto nato dalla mente folle di Marco Peluso, dall’irruenta curiosità di Elisa Bellino, e il carisma di Maddalena Costa.
Supportati dalla professionalità di Olympia Fox, assieme ad altri 10 autori: Elisa Itacchia Spillo, Ashara, Vittorio Xlater, Fabio Mundadori, Faber, Artemide B, Leonarda Morsi, Michele Cogni, Antonella Aigle, Valter Padovani.

ZERO! Antologia edita dalla Damster edizioni. Copertina a cura di Gennaro Varriale Gonzalez. Progetto grafico di Elisa Bellino. Prefazione a cura di Federica D’Ascani.
Da oggi disponibile online sui maggiori stores.
Non abbiate paura di specchiarvi in queste pagine!

Di seguito un piccolissimo estratto di uno dei racconti.

Tratto da “Non mi soffocare”, di Marco Peluso.

Era quasi un’ora che fissavo quel calzino. Chissà da quanto tempo giaceva su quel lercio pavimento. E io? Da quanto tempo ero steso lì?
Minuti, ore, giorni, anni?
Cristo, che mal di testa tremendo!
La testa era come avvolta in una morsa. Il mio corpo non rispondeva a nessun impulso, benché bastasse anche un piccolo rumore proveniente da fuori per farmi balzare, scuotendo il mio corpo con un tremore pari a quello di un ubriacone tormentato dal delirium tremens.
Già, un ubriacone. E io non ero da meno. Affatto!
La notte prima avevo bevuto più del solito, come capitava sempre quando stavo male.
Sì, bere era la sola cosa di cui fossi davvero capace. La risposta a ogni problema. Un atto compulsivo. Una dipendenza. Un rituale per cercare invano di soffocare rabbia e dolore.
E ci ero riuscito?
No, come sempre non era servito a un cazzo, se non a farmi piangere fino a notte fonda, scrivere qualche cazzata, e poi alle cinque del mattino abbattermi su di un materasso privo di lenzuola.
Cazzo, quella notte mi ero anche pisciato sotto. Troppa birra! Sì, troppa birra e troppo ubriaco per svegliarmi e andare al cesso.
Da ridere! Davvero da ridere.
Trentacinque anni suonati, e di colpo ti pisci sotto come un moccioso. Un patetico moccioso! E chissà, forse non ero altro che un povero e ridicolo moccioso. In fondo me ne stavo steso su di un pavimento, in mutande a guardare un calzino.
Sospirai con forza, come se stessi soffocando. Voltai lo sguardo. Il calzino rimase lì. Fissai la mia mano. Il dito era bruciato!
Dio, sul mio indice ci stava una grossa bolla, e di certo non si era fatta da sola.
Lasciai perdere la mano e mi rigirai su di un lato. Davanti a me, per terra, dei fogli bruciati. Pagine bruciate. Alcune mie poesie bruciate.
Ero stato io, la notte prima. Come al solito avevo dato di matto cominciando a sfasciare tutto, bruciando alcune cose da me scritte.
Mi venne persino da sorridere mentre fissavo quei fogli. Non sapevo che ci fosse da ridere, ma lo feci lo stesso, dato che nella mia mente non c’era altro che una serie di pensieri vorticosi, indefiniti, ma talmente veloci e irruenti da sembrare volessero spaccare il mio cranio e volare via per quella cazzo di stanza.
Mi rigirai nuovamente. Alzai lo sguardo verso il soffitto e strinsi forte la testa, come se stessi cercando di bloccare quei cazzo di pensieri.
Non ci riuscii!
Indefiniti e ronzanti come uno sciame di api, continuavano a muoversi nella mia testa, battendo contro le tempie e facendole pulsare.
Ne afferrai appena uno. Uno solo!
“Dove cazzo sto andando?”. Ecco cosa mi passò per la testa. Il solo pensiero indefinito nel mezzo di quel vortice di pensieri.

 

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