Inutile dare un cazzo di titolo

Volti di marmo si muovono nel buio
Aleggiando in un tanfo di decomposizione,
alcuni morti
altri congelati,
il più
smembrati da atroci urla.

Un braccio si alza verso un cielo coperto di cemento.
Non è neanche più un braccio
Solo un osso su cui sembra tatuata pallida pelle.

Uno sforzo,
debolezza
stanchezza
inerzia.
Una macchia sul soffitto viene indicata da un flebile dito,
sembri un volto,
un volto che fissa uno specchio
in cui riflessi di antichi incubi danzano
soffocando ogni respiro,
lasciando solo un banchetto di insetti nel cranio;
melmosa e squallida danza di scarafaggi
intenti a divorare famelicamente gli avanzi di una vita stesa a terra
tra rifiuti
mozziconi
bottiglie
vuote
e un nauseante tanfo di piscio
pari solo a quello della morte.

E ancora un altro sforzo.
Membra stanche
Magre
Pallide
Si alzano a fatica da un triste sudario.
Tutto è buio.
La luce non entra.
Il mondo è fuori
Frenetico
Arrogante come sempre;
una massa di locuste che tutto sbranano,
accalcandosi contro feti abortiti
in cerca di un viscido midollo a cui chiedere la vita.

E cosa resta qui?
In questo buio
In questa cella
In questa carcassa che lentamente si accartoccia?
Freddo!
Solo freddo.
E per quanto io mi stringa a me stesso
Nulla svanisce.
Il corpo si contrae,
spasmi
tremore,
un gelido vento sulla mia pallida pelle,
il braccio cade come un eroe trafitto da un proiettile,
gli occhi si chiudono
e resta il silenzio.
Gelido e spaventoso silenzio.

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INUTILE

I pensieri si accavallano nella mia testa,
In un cranio stritolato da invisibili mani;
È la tua immagine veloce e velata di nebbia a colpire la mia testa.
Un sorriso
Una risata
Un bacio
Delle lacrime,
E un vorace pianto nella notte;
Lacrime ben diverse da quelle che, ormai secoli fa, scolpirono un cuore nelle mie carni.
Quelle stesse carni che portano ancora il tuo profumo.
Un profumo che si insinua nella mia gola
Ora soffocandomi.

Ma erano davvero tue quelle lacrime?
Era tuo quel volto, quel sorriso, quei baci?
O forse
Di tuo c’era solo il profumo
E magari
Una vorace fame d’amore
Di emozioni
Di vita.

Forse
Cieca, in crisi di astinenza
Ti stringevi a me
Prendendo dalle mie carezze e dai mie baci la tua giornaliera dose di eroina.
Eri forse un tossico in crisi d’astinenza
E il mio cuore era il tuo personale spacciatore;
Orrendo legame che crea una dipendenza in entrambe le parti.

O forse è la mia mente a ruggire di dolore
Squassata da un devastante terremoto;
Forse l’ennesimo!
Ho perso il conto.

Ora scavo tra le macerie.
Qui non altro che fredde pietre
Carcasse in decomposizione
E freddi vetri in cui specchiare i residui di una vita;
Un corpo pieno di morsi.
Pezzi di carne umana cuciti assieme.
Membra che ancora sanguinano.
Immagini di un dolore che si perde tra cinquanta mozziconi gettati nel nulla
Otto bottiglie vuote
E fotografie sbiadite tatuate sulla pietra.

C’è anche la tua immagine?
È la tua, o il frammento di un altro sogno?
Forse non altro che un’illusione;
Pane quotidiano per noi disperati.

Cielo, cerco di vederti
Di sentirti
Di capire
Eri tu a chiedermi di stringerti?
Eri tu che con un bacio mi chiedevi di proteggerti?
Eri tu quel sorriso mente ti stringevo
Muovendomi in te al ritmo dei tuoi respiri?

“Sono tua” mi dicevi
Lasciando fuori l’intero mondo;
Io, tuo sovrano, tu mia regina.
Entrambi, forse, complici di un imminente omicidio.
Un delitto 
Un suicidio
Un genocidio mai perdonato
Mai condannato.

C’è ancora la tua immagine
O ciò che vedo è solo uno spettro?
Forse, frammenti di un’illusione
Ora incisi su vetri infranti
E cenere che vola ovunque
Portando via il tempo,
per lasciarmi qui
Fermo
Freddo.
Chiuso in una teca di ferro dove niente potrà entrare;
Pezzi di carne ricuciti
Messi assieme
Sbranati e poi rattoppati alla meglio.

Ci stanno anche i tuoi morsi sulla mia carne?
Era solo fame o vera misericordia?
Sento ancora le tue parole nella mia testa:
“Io ti voglio e ci tengo a te, ma ora non riesco a darti ciò che meriti. Non ora!”.
Ed era le verità, o solo una menzogna per lenire la colpa?

Non credo più a niente.
Freddo
Gelido
Ibernato,
Un corpo sanguinante
Sordo a ogni parola,
Gettato nel mezzo di urla che mi stordiscono,
Pensieri che mi crocifiggono,
Un continuo senso di panico che mi soffoca.

Eri davvero tu in quelle parole
O solo il frutto di una colpa?
Un sentimento abortito prima del nascere
E nascosto sotto petali di rosa
Per celarne il fetore e il vomitevole sangue.

A cosa credere, ora, mentre sono già ubriaco
E le mie dita vengono ingiallite dal fumo.

“Sei perfetto per me. E forse un giorno potrò viverti dandoti ciò che meriti”.
Parole incise nella pietra.
Parole che come tamburi rimbombano nella mia testa,
schiaffeggiandomi in un dubbio indelebile.
Lasciandomi qui
Tramortito
Confuso
Sentendo migliaia di ragni muoversi nel mio sangue
E vespe pungere il mio cervello.

Ero davvero ciò che volevi?
Sei davvero una bambina fragile e spaventata
Bisognosa, ora, di ricostruire il proprio mondo
E forse
Un domani accogliermi?
O sei solo una l’ennesimo taglio.
Sono vere le tue parole
Le tue lacrime,
o è solo un inganno per lenire la colpa?
Proprio come un sedativo usato per calmare la tosse.
Quella tosse che ora mi soffoca
Mentre camminando
Nel nulla
Il fumo avvolge i miei passi,
immagini mi condannano,
e l’incertezza spiazza ogni mio progetto.
Quei progetti fatti assieme
In un lampo di benedizione
Infranta da qualcosa di irreale,
o forse
Sin troppo reale e squallido.

Difficile saperlo!
Difficile capire.
Difficile ragionare
E credere alle tue parole.
Persino alle tue lacrime.

Ora, mi rivedo tra le tue braccia.
Ero in te.
Tu soffrivi
E io non ebbi il coraggio di sigillare un freddo atto notarile
Come fecero altri in passato.
Ti lasciai andare
Ecco cosa.
Ti vidi allontanarti
Andando verso ciò che ti avrebbe ricostruita, a tuo dire.
E invece
Dopo un viaggio di secoli
Ti ho rivista uguale
Ancora triste
Ancora incerta
Ancora sofferente.
E ora
Lontana
Assente,
persa nelle tue parole
O forse in menzogne;
Non mi è dato saperlo!

Posso solo respirare questo tormento.
Restare qui, immobile, vagando nel nulla
Camminando solo per lasciare che le mie gambe si spezzino,
mentre non riesco a ingurgitare niente se non alcool e fumo.
Tutto mi reca nausea.
La pietanza più succulente è diventata qualcosa di squallido.
I volti attorno a me sono orrendi
E la sola voce umana reca in me rabbia.
Voglia di spaccare tutto,
proprio come la bottiglia infranta su di un muro, pochi secondi fa.
Quella bottiglia che portava su di essa la mia vita
I miei desideri
I miei sogni.

E ora, cosa fare?
Forza di carattere dicono alcuni.
Magari cercare di distrarmi.
Fare qualcosa.
Vedere gente.

Sì, in passato è successo di certo.
Tante urla mi hanno soffocato.
Sempre alcool
Fumo
Notti a vagare,
mentre perdevo pezzi di carne per strada.
Un dolore che tu non puoi capire,
come quella parola che non sai pronunciare
E che sempre, altri hanno proferito velocemente,
per poi abbandonarti senza cura,
incapaci di vedere il tuo volto
E quelle lacrime che vidi al di là di un finestrino.
Quelle lacrime che sapevano di te,
come forse erano quelle lacrime prima di un arrivederci,
o magari no.
Forse erano solo menzogne.
Parte di una mia illusione.
Una speranza che mi soffoca
Mentre
Ti immagino già lontana.
In procinto di altre terre da visitare.
Mentre io
Qui
Nuovamente maciullato
Mi sento più debole che mai.
Più freddo che mai.
Solo un insieme di pezzi di carne rattoppati alla meglio.
Un cuore che non riesce più a pulsare.
Sangue marcio nelle vene.
Ghiaccio nel mio cranio.
Ora, freddo, inamovibile.
La mia passione è stata violentata in una notte.
Resta solo un cadavere.
Un corpo statico
Freddo
Incapace di amare.
Incapace persino di vedere te,
qui nei riflessi di queste bottiglie,
dove il tuo volto è solo un ricordo diviso tra bellezza e illusione.
Qui in questo limbo dove le tue lacrime rimbombano
E io resto a terra a contemplarle,
stringendo la mia testa
Sentendomi di impazzire,
senza capire più cosa è vero,
chi ho visto,
chi ho vissuto.
Senza capire più qual è la realtà.
Senza più riuscire a crederti.
Tremando solamente.
Tremando, al pensiero di non essere stato che un momento,
un niente,
solo una menzogna.
Tremando
Al pensiero di non rialzarmi più.
Al pensiero che non ci sia più abbastanza sangue per dare vita a questi pezzi di carne rattoppata,
permettendo loro di fidarsi ancora.
Di amare ancora.
Magari, quando tornerai,
come ancora dici
Facendo rimbombare la tua voce in questa camera a gas dove lentamente mi perdo
Svanendo in lacrime che non riesco a soffocare.
Le mie lacrime, stavolta,
che solo tu hai visto
In una notte che ancora oggi non comprendo.
Una notte in cui tutto era reale
O solo una menzogna.
Una notte che non si è mai fermata
Lasciandomi in questo limbo di incertezze. 
In questo cimitero dove tutto è in decomposizione,
e la realtà viene confusa da urla di dolore.
Il mio dolore
La sola cosa di reale in queste tenebre dove tutto perde un senso.

ANIMA SENZA FAME

Tornerò a voi coperto di bronzo,
avrò membra d’oro e gambe di marmo
e la mia pelle sarà gelida, lo sguardo assente.
Sarò ricco, grasso
e sempre affamato,
e sarò salvo!
Si, non avrò fiato per alcun affanno,
ed il mio corpo sarà conservato a lungo,
sarà un dorato sarcofago vuoto,
e nulla potrà scalfirlo, niente!
Non ci sarà la morte e l’anima sarà lontana,
si, in esilio!
E cosi ogni sorriso.
Ma sarò vivo, sarò sano,
immenso,
un antico sovrano.

Si,
Vedrete!
Verrò a voi scintillante e liscio come una pietra tombale
e nulla mi potrà mai scalfire,
niente!
Da una corazza dorata sarò bardato
e le alpi attraverserò su di un gigantesco purosangue.
Lui sarà nero, come il mio cuore,
e vedrete, si vedrete!
Sarò ricco, potente
e il mio nome sarà un vessillo indelebile.
Calpesterò polvere e sanguinanti cadaveri,
le urla non le sentirò
e indenne arriverò ai vostri applausi
seguito da migliaia di schiavi,
e tutti saranno fedeli, terrorizzati,
con loro marceranno elefanti
tesori e misteri Sacri.
E io sarò possente, sazio,
sorridente!
Sarò imponente,
vittorioso,
un Sacro e glorioso monologo,
e tutti voi sarete incantati dalla mia sfarzosa forma,
sarete estasiati, innamorati,
e dei vostri sorrisi
dei vostri applausi
io mi nutrirò,
e mai ne sarò sazio.
Si, sarò per voi un melodramma classico,
un fastoso poema Greco!
Sarò un Santo, un eroe,
un titano,
un Divino e mistico maestro Orientale.
Si,
vedrete!
Sarò immenso,
e parteciperò a ogni vostro ballo lussuoso.
Gioirete della mia immagine,
brinderete alla mia forza,
e le mie parole saranno per voi il solo cibo,
le mie eroiche gesta per voi pane farcito con il burro,
e per me
la vostra carne il solo pane,
il solo cibo tra le vostre cieche risate.
Si, sarò vivo,
sarò sano!
Avrò oro,
pancia piena,
artigli e denti
e molti trofei, dorati ornamenti e un nome maestoso,
un nome come mia sola bandiera.

Non avrò più scorie sulla pelle,
né polvere o cenere.
La mia carne sarà lucente marmo
e ogni affanno sarà celato,
ogni lacrima
ogni lamento,
ogni respiro sotto la pelle.
Tutto, tutto sarà nascosto!
E verrò a voi con un esercito di mori ai miei ordini.
Avrò al mio seguito bestie esotiche
e mille vergini come fedeli spose.
Nessuno potrà incrociare la lama con la mia,
sarò regale, imponente,
e avrò un intero cimitero ai miei ordini,
i morti seguiranno il mio canto,
le mie parole saranno ipnotiche
succulenti,
avrò una voce forte come un tuono per spezzare ogni ossa,
lacerando le più forti carni,
lacerando ogni cosa
fino alle colonne dello stesso mondo.
Saranno gloriose parole
E ne saranno tante,
non avranno mai fine.
Saranno più numerose delle stelle
e con esse le sostituirò;
il cielo sarà il mio volere
e la mia pancia sempre piena,
la mia fame senza fine.

Bene dunque,
nulla sfuggirà al mio passo,
non ci sarà terra non calpestata.
Nulla,
né corpi né membra,
tutto sarà schiacciato,
tutto visitato
tutto ingoiato.
E conoscerò ogni arte
ogni mistico segreto.
Avrò vesti regali
e sarò il sovrano di ogni visione.

nessuno potrà resistermi!
Sarò bellissimo,
forte e glorioso,
e da alti palcoscenici reciterò a tutti i miei monologhi.
Inventerò ogni sogno
interpreterò ogni nome
e le mie parole saranno la sola e assoluta verità,
io stesso sarò la verità!
Il solo mondo
e tutti ascolteranno
tutti mi ameranno
tutti mi temeranno.
Sarò salvo!
Sì, sarò sano!
Sarò perfetto
e tutti lo vedranno.

Vedrete tutti,
sì, ci riuscirò!
Inscatolerò i miei pensieri,
seppellirò ogni smorfia
ogni volo,
tutti i miei folli ghigni
la mia ardente quanto inutile fantasia.
Lascerò via i colori della mia mente,
le inutili dicerie
le mie patetiche follie.
Avrò solo carne e tante parole da dire,
le metterò insieme con tante mistiche rime
e vincerò guerre e crociate,
avrò numerosi trofei da inseguire
e li coglierò tutti
assieme agli astri
mentre a cadaveri insegnerò numerosi vangeli.

Vedrete tutti!
Abbandonerò ogni mio pazzo gioco,
la mia intera follia la getterò in pasto a cani addomesticati.
Resterò seduto per millenni su di un trono fatto di volti privi di zigomi
e con faccia solenne, immutabile,
li vedrò in gruppo sbranare per sempre il mio sorriso.
Non ci sarà ritorno per esso,
resterà un invincibile carne e parole solenni,
resterò seduto e ozioso
e vivrò per secoli,
vivrò all’infinito,
sarò Dio!
Il più grande tra voi imponenti Dei.

Invaderò ogni volere,
invaderò ogni vita con i miei eserciti
e tutto divorerò.
Sarò potente,
vedrete!
E i miei cavalli saranno neri,
forti
maestosi.
Ogni parola avrà il senso del metallo,
sarà pungente
invadente,
famelica e insigne.
Non ci saranno più maghi,
animali dai vivaci colori,
e la fogna non avrà più arcani segreti, secolari canti.
No, ne resterà solo il fetore!
E tutto sarà costruito con cura,
tutto sarà calcolato nel minimo dettaglio.
Tutto al sicuro vivrà abbracciato da alte mura di amianto,
e da un alto torrione di cristallo vedrò attorno alla mia solenne forma distese di cemento.
Verranno rase al suolo le nere foreste,
non ci saranno più streghe né segreti con cui giocare
e persino l’oceano verrà prosciugato da fiammeggianti ciminiere,
e il sole incatenato,
preso e chiuso in un ampolla con pesci morti, sanguinanti,
a lungo impazziti prima di toccare il fondo.
Tutto sarà al sicuro
tutto sarà conosciuto!
L’infinito sarà solo un ricordo
e la follia una blasfema invenzione,
qualcosa da dimenticare
da non pronunciare,
solo da dimenticare.

Sì, vedrete!
Sarò un severo monarca
e tutti saranno felici.
Sorrideranno come bimbi
mentre sbranerò le loro carni.
Li masticherò tra i denti,
assieme a parole
applausi e sorrisi.
Tutto sarà perfetto,
un regno di metallo,
impenetrabile
indistruttibile
e io ne sarò il Dio,
sarò il più grande di tutti,
e tutto sarà ordinato
perfetto;
come doveva essere da sempre!

Io stesso sarò perfetto
Giusto,
come dovevo essere,
vincente,
un sovrano
un artista
un condottiero
un maestro e un Dio.
Finalmente sano!

In buie miniere saranno relegati i deformi
e con essi i pazzi
gli ubriachi.
Tutti!
Tutti saranno dannati!
Saranno straziati da voci ronzanti,
non avranno tregua le loro stupide anime,
saranno decapitati mille volte
e le loro gambe saranno tagliate e gettate nei fuochi natalizi.
Non potranno muoversi,
resteranno fermi tra immani urla,
tra canti e feste
e le danze saranno per loro lame nella carne vecchia,
rugosa,
ormai dimenticata.

Tutto sarà perfetto,
vedrete!
Le danze continueranno
e così i cortei festosi,
le parole
e le gelide risate di cera.
La cena sarà salva
e tutti brinderemo assieme,
di voi sarò il sovrano,
la mia carne sarà premiata per sempre.
E sarò salvo!
Sazio,
obeso e vittorioso.
Sarò vivo
e vedrò la mia anima dimenarsi con i folli nel fango.
Sarà lontana, da me dimenticata,
non ci saranno più le sue folli pretese nella mia mente
e sarà morta, persa per sempre,
dimenticata
arsa nel dolore di folli invisibili.

Si!
La vedrò chiusa in gabbia come un crimine atroce,
non potrà più farmi male,
no
il suo silenzio non mi raggiungerà più
e avrò tante parole,
e saranno reti,
reti per pesci!
Io sarò sazio,
e ogni giorno avrò di nuovo fame
per tornare di nuovo sazio
e vomitare,
poi mangiare,
sempre sazio!
Sempre affamato
Sempre salvo.

Solo quello conta.
Solo quello deve essere!

Vedrete tutti,
vedrete L’Africa sprofondare per sempre nella terra.
Sarà ingoiata, dimenticata
e ogni viaggio sarà perso,
le gambe saranno mozzate
e ogni follia distrutta.
Sì, la carne sarà salva!
Sarà vuota
gelida
e cosparsa di marmo.
Sarà per sempre viva,
per sempre bellissima come una scultura antica.

Saranno celate vita e morte,
ogni respiro resterà un cadavere celato da un sudario di seta,
resteranno solo parole a muoversi come ragni
veloci e caotici su pareti bianche,
di bianco marmo;
mausolei gelidi per celare volti nudi,
corpi privi di vesti.

Tutto sarà per sempre perso,
ogni anima gelata dal marmo
e la mia più di tutte persa.

Tutti saremo vivi,
tutti salvi,
perfetti,
e io sovrano
re del niente,
salvo!
Vivo nel niente.

No
Ecco,
la tosse mi scaraventa al suolo.
Guardo fuori da questa finestra:
ho paura!
Parate di cadaveri con addosso gelidi sudari
Si muovono in sincronizzate marce
Stuprando la mia mente,
disgustando il mio cuore calpestato dal tempo,
soffocando ogni speranza
di un futuro fuori da queste gabbie di ronzanti monologhi.

Altra tosse,
sangue dalla bocca,
il respiro viene meno.
Io cado!
Ucciso dal mio peccato.
Ucciso dal mio delirio.
Ucciso dalla mia pretesa di non voler essere Dio.
Ucciso dalla mia colpa!
Da quel delitto a cui non so dare nome
Ma che da sempre mi tormenta
Soffocandomi
Tenendomi lontano dalle vostre feste
Sbranandomi lentamente
E ora
Lasciandomi qui
Inerme
Debole
Sotto ai vostri occhi,
nel sangue di ogni mia illusione.

Livido

Ti si stringe la gola,
un cappio già conosciuto
un dolore già visto,
e ora
cosa?
Il vuoto!
Le mie mani non sentono nulla
I miei occhi non vedono
Né le orecchie sentono alcun suono
Né frastuono.
Il vuoto totale!
L’assenza di ogni emozione,
solo il vuoto!
Io stesso sono il vuoto
Uno spettro come quello che cercavi
Un volto statico
Apatico
Invisibile,
come forse lo sono sempre stato.

Nulla resta,
in un attimo il mutare della marea
e ora solo merda su queste spiagge.
Ma sono mai esistite?
Era vero questa bianca rena
O sotto di essi si celavano sanguinolenti cadaveri?
Forse era solo una lastra di marmo bianco per nascondere la morte.

Confusione!
Ecco la sola emozione.
Non altro che confusione.
Solo rumori indefinibili
Ragni che camminano sul mio cervello
Stritolandolo
Mordendolo
Pungendolo.
Il resto è solo vuoto!
Un gelo che tutto travolge
Lasciandomi qui
Fermo
Immutabile
Statico,
seduto a fissare il vuoto,
avvolto nel vuoto,
parte del vuoto.

Alcool!
Alcool
Dove sei?

Sangue su anime fottute

Il mio sguardo sparso sui tuoi denti,
sulle tue unghie
sulla tua fica,
e sul cuore niente,
neanche esistevo
e lo credevo dentro a quel cratere con cui il mondo inghiottivi.

Il mio sangue ovunque,
sul tuo corpo
sulle pareti della tua casa,
mentre tu
profumata e sorridente
stai sotto l’albero di natale,
aprendo i tuoi regali,
facendo pompini a Babbo Natale.

Il tempo continua a scorrere
e tu giochi con le bambole.
Io accarezzo dei topi,
rivedo il tuo volto
sento il sangue scorrere nella gola,
nelle narici
sulla pelle,
fin dentro al culo.
Sento sangue ovunque.
E’ freddo!
Qui ormai tutto è freddo.
Qui ci sono i morti
ed i loro volti mi camminano attorno.
Piangono, sono freddi,
e mi ronzano nel corpo,
nell’anima
nella mente.
Mi tendono le mani
mi chiedono aiuto,
io lo chiedo a loro.
Non ho più niente da dare
nulla da offrire,
ho solo questo corpo in rovina
e la mia anima piena di sangue,
la mia anima che stilla dolore
mentre tu sorridi
con un sorriso di ghiaccio,
sorridi e muori
in una vita fasulla
in un tempo senza carni,
pietra
terra
o sussurri di vento tra le mani.

Con le mani rovisto tra la merda,
al mio fianco i pazzi sorridono,
dementi,
perdenti,
inutili cani.
Io con loro,
uno di loro.
Tu la Sacra regina senza volto né nome,
senza carne sulle ossa,
solo fica,
fica rovente,
impazzita,
radioattiva,
famelica ed indecente.

Io continuo a fare sculture con la merda
mentre tu scarti i tuoi regali di natale.
Il mio non ci sta
e neanche te ne accorgi.
Tu sorridi
mangi,
solo questo conta,
solo questa la tua vita,
mentre io invento cieli di merda,
accarezzo volti con le mani sporche di merda.
Volti di merda
lontani dai tuoi regali,
dal tuo nome
dalla tua fame,
vicini solo al sangue che hai lasciato sulla mia pelle,
a questo sangue misto a lacrime e merda.

Queste presenze aleggiano,
si mischiano alla fogna,
alla merda.
Io quasi le perdo,
mi stringo a me stesso,
tu ridi
mi chiami
mi dimentichi;
io sono già altrove,
con loro,
lontano,
in un tempo tra la vita e la morte.
Lontano dal natale,
tra promesse infrante
e vite fottute,
carni sbranate
e vene spaccate.
Sono in quei lamenti
e sono già perso.
Tu sorridi, niente è successo!
Qui si piange,
in un limbo lontano dal mondo
dove i vincenti non entrano,
dove le emozioni non bastano
e le cose non esistono.
Qui ci sono solo anime,
anime e corpi uccisi,
anime e sogni chiavati,
anime con un cuore pieno di sangue,
un cuore azzannato
che non riesce a non piangere,
non riesce a dimenticare ogni cosa successa.
Ogni bugia
ogni parola detta,
ogni carezza data
a volte ricevuta,
spesso negata.
Ogni momento vissuto
e poi ammazzato da amanti sfiorite
vendutesi per un piatto di pasta,
per un regalo
un applauso
o solo una sedia su cui sedersi:
sedia di metallo,
stabile,
su cui poter dormire serenamente
senza temere niente.

Non cambieranno mai le cose
e la mia pelle resterà arsa,
sanguinante,
divorata.
La mia pelle sarà persa con quella di tanti,
sarà uno spettro piangente
aleggiante
sanguinante.

Molti regali saranno scartati
ed il sangue mai asciugato.
Resterà solo il silenzio,
le lacrime
i ricordi
e amori mai svenduti,
persi,
abbandonati.

Resterà il tuo viso
e con il tuo quelli di tutte.
A noi solo il sangue,
il ricordo dell’amore… forse,
Ii tormento di certo.

Un giorno forse le voci usciranno dalla terra,
un giorno forse la terra piangerà
ed i regali appassiranno.
Un giorno forse tutto troverà il giusto sorriso
ed il sangue sarà un ricordo lontano,
e le parole qualcosa con un senso,
qualcosa di reale,
qualcosa di non perso.
Il mio sguardo sparso sui tuoi denti,
sulle tue unghie
sulla tua fica,
e sul cuore niente,
neanche esistevo
e lo credevo dentro a quel cratere con cui il mondo inghiottivi.

Il mio sangue ovunque,
sul tuo corpo
sulle pareti della tua casa,
mentre tu
profumata e sorridente
stai sotto l’albero di natale,
aprendo i tuoi regali,
facendo pompini a Babbo Natale.

Il tempo continua a scorrere
e tu giochi con le bambole.
Io accarezzo dei topi,
rivedo il tuo volto
sento il sangue scorrere nella gola,
nelle narici
sulla pelle,
fin dentro al culo.
Sento sangue ovunque.
E’ freddo!
Qui ormai tutto è freddo.
Qui ci sono i morti
ed i loro volti mi camminano attorno.
Piangono, sono freddi,
e mi ronzano nel corpo,
nell’anima
nella mente.
Mi tendono le mani
mi chiedono aiuto,
io lo chiedo a loro.
Non ho più niente da dare
nulla da offrire,
ho solo questo corpo in rovina
e la mia anima piena di sangue,
la mia anima che stilla dolore
mentre tu sorridi
con un sorriso di ghiaccio,
sorridi e muori
in una vita fasulla
in un tempo senza carni,
pietra
terra
o sussurri di vento tra le mani.

Con le mani rovisto tra la merda,
al mio fianco i pazzi sorridono,
dementi,
perdenti,
inutili cani.
Io con loro,
uno di loro.
Tu la Sacra regina senza volto né nome,
senza carne sulle ossa,
solo fica,
fica rovente,
impazzita,
radioattiva,
famelica ed indecente.

Io continuo a fare sculture con la merda
mentre tu scarti i tuoi regali di natale.
Il mio non ci sta
e neanche te ne accorgi.
Tu sorridi
mangi,
solo questo conta,
solo questa la tua vita,
mentre io invento cieli di merda,
accarezzo volti con le mani sporche di merda.
Volti di merda
lontani dai tuoi regali,
dal tuo nome
dalla tua fame,
vicini solo al sangue che hai lasciato sulla mia pelle,
a questo sangue misto a lacrime e merda.

Queste presenze aleggiano,
si mischiano alla fogna,
alla merda.
Io quasi le perdo,
mi stringo a me stesso,
tu ridi
mi chiami
mi dimentichi;
io sono già altrove,
con loro,
lontano,
in un tempo tra la vita e la morte.
Lontano dal natale,
tra promesse infrante
e vite fottute,
carni sbranate
e vene spaccate.
Sono in quei lamenti
e sono già perso.
Tu sorridi, niente è successo!
Qui si piange,
in un limbo lontano dal mondo
dove i vincenti non entrano,
dove le emozioni non bastano
e le cose non esistono.
Qui ci sono solo anime,
anime e corpi uccisi,
anime e sogni chiavati,
anime con un cuore pieno di sangue,
un cuore azzannato
che non riesce a non piangere,
non riesce a dimenticare ogni cosa successa.
Ogni bugia
ogni parola detta,
ogni carezza data
a volte ricevuta,
spesso negata.
Ogni momento vissuto
e poi ammazzato da amanti sfiorite
vendutesi per un piatto di pasta,
per un regalo
un applauso
o solo una sedia su cui sedersi:
sedia di metallo,
stabile,
su cui poter dormire serenamente
senza temere niente.

Non cambieranno mai le cose
e la mia pelle resterà arsa,
sanguinante,
divorata.
La mia pelle sarà persa con quella di tanti,
sarà uno spettro piangente
aleggiante
sanguinante.

Molti regali saranno scartati
ed il sangue mai asciugato.
Resterà solo il silenzio,
le lacrime
i ricordi
e amori mai svenduti,
persi,
abbandonati.

Resterà il tuo viso
e con il tuo quelli di tutte.
A noi solo il sangue,
il ricordo dell’amore… forse,
Ii tormento di certo.

Un giorno forse le voci usciranno dalla terra,
un giorno forse la terra piangerà
ed i regali appassiranno.
Un giorno forse tutto troverà il giusto sorriso
ed il sangue sarà un ricordo lontano,
e le parole qualcosa con un senso,
qualcosa di reale,
qualcosa di non perso.

Amore che esce dal cesso

Sanguinate come un lavello rotto,
come un cesso otturato
che trabocca acqua e merda dalla propria bocca.
Sanguinante,
in mutande e in canottiera
con i calzini… in estate.
Le bottiglie vuote tra i miei piedi,
le cicche spente,
gli amori infranti
e la mia gatta che mi chiede da mangiare.
Tutto si decompone,
un piatto di cibo ammuffito sono le mie cervella,
tra gli avanzi
vedo i vermi muoversi a festa.

Tutto è cosi opaco,
tutto vecchio,
la solita identica storia
ho messo il cuore sul mio uccello,
ho infilzato un cane credendo di amare una fata
e al mio risveglio
sanguinavo per terra,
ubriaco
mentre lei scopava con un altro,
con un postino, un banchiere
con Dio.

Non è certo un film in prima visione,
infatti il cinema è vuoto
e non ci sono le patatine,
neanche le veline ad offrirle regalando pompini.
Sto da solo
Con la mia gatta che vomita sul tappeto,
da solo
asciugandomi per la milionesima volta il sangue dal viso,
bevendo da solo la mia miliardesima bottiglia di birra.

Dovrei imparare a recitare,

diventare un eroe, un furfante
un santo
un poeta
o un procacciatore di affari.
Dovrei diventare qualcosa
Invece di essere semplicemente.
Dovrei farlo!
E smetterei di prendere bottiglie in testa
e travi di metallo nel culo,
mentre sussurro amore infilandomi in una fica.

Inutile, non riuscirei mai a fare la scimmia;
troppa fatica!
Troppe cose che non voglio fare.
È più facile sanguinare,
bere
e a volte ricordare.
È più facile giocare a scacchi con la morte
Che cercar di eludere la vita,
di fottere l’amore.

Stappo un’altra bottiglia,
il sangue si è quasi fermato
è quasi sparito
e così il suo viso,
la sua fica.

Brindo con la mia gatta
E cedo la sua parte di alcool alla morte,
brindo a questo sangue
e a quello che verrà nuovamente,
al prossimo vomito zampillante
di questo cuore alcolizzato,
di questa anima deficiente.

Mondi divisi

Vieni
abbracciami,
stringimi,
non lasciarmi sola,
dimmi che mi ami,
che sei mio, solo mio,
e di nessun’altra.
Portami lontana,
portami altrove,
lontana dal suo cazzo
anche se domani dovrò prenderlo in mano
e poi succhiarlo.
Stanotte
portami altrove,
scopami,
sfondami,
riempimi di cazzo!
Inondami di sborra
sfracellami d’amore.

La mia terra è piena d’oro,
io sono la regina
io sono la fata.
Tu devi amarmi
devi servirmi,
non puoi tirarti indietro,
devi venire e ficcarmelo dentro.
In cambio avrai la fica più bella,
avrai la mia fica
le mie labbra,
ed io il tuo cuore,
la tua carne
la tua anima.
Mi farai sognare ancora una notte,
mi racconterai i tuoi poemi
i tuoi racconti,
e ne scriverai milioni per me.
Sarò la tua musa
la tua principessa rosa,
e poi domani tutto sarà normale,
domani io sarò sempre la regina
e tu nella tua fogna,
tu invisibile,
io la danzatrice di corte.

Domani tutto tornerà al proprio posto,
tu morirai
io morirò,
lui sorriderà come sempre.
Saremo tutti al proprio posto!
Tu nella tua cella a fissare pareti umide e marce,
io alla mia tavola a mangiare frittelle,
nella mia stanza a spalmarmi creme di bellezza
sul corpo da te appena chiavato,
sul corpo pronto a farsi sbattere dal mio amore
il mio sposo,
farmi fottere il mio culo sodo,
la mia anima vuota
e la mia fica piangente.

Tutto sarà al giusto posto
ed io ti penserò di nascosto
mentre lui mi viene dentro.
Tu mi penserai mentre urli,
bevendo
fumando
e per me scrivendo,
per me, la regina.
Per me morendo!

Io ti attenderò
aspettando la notte,
aspettando il tuo volto
Il tuo cazzo
Il tuo amore.
Sarai mio,
per sempre!
Mio,
ogni notte
ogni giorno.
Io sarò tua nella notte
ed il giorno tornerò alla mia corte,
nel giorno mostrerò al mondo il mio vero volto,
mentre il tuo resterà lo stesso,
uguale,
nudo
ogni giorno,
ogni notte.

Ti decapiterò ancora con la mia fica,
ti arderò vivo con il mio sguardo.
Tu sorriderai tra le mie braccia,
mi stringerai
mi amerai,
e dopo chiavata,
dopo avermi salutata
piangerai,
cercandomi nelle tue parole
nel tuo cuore,
nella tua anima.
Da solo nella notte
sentendo il mio sapore sulla pelle,
il mio profumo
il mio sguardo mai stato,
il mio amore mai esistito.

La mia solitudine sarà sazia
e così la mia noia…
la mia fame.
La tua anima sarà nella mia fica,
la tua vita
viva per quel che mi basta,
e ti amerò sempre, piccolo mio,
ti mostrerò ogni parola
ogni vaso di cemento,
e la terra sarà bagnata,
la fica sarà bagnata.
In essa nessun fiore
nessuna quercia secolare.
Non ci saranno radici
solo parole ed immagini,
solo terra inventata,
umida
piena di disegni senza senso,
senza forma
senza nome alcuno.

Leggerai i miei disegni
e crederai alle mie parole.
Io ti bacerò con la fica
tu con le tue lacrime.
Arderai nel tuo amore,
io nelle mie bugie,
e tutto sarà perfetto,
mentre andrò all’altare con il vestito bianco,
la fica bagnata
il pensiero verso il tuo nome.
Cercando di ricordalo,
come il tuo cazzo
come il tuo amore.

Tu sarai altrove,
in qualche inferno
in un nuovo dolore.
Io sarò nella casa perfetta,
nel mio regno dorato,
nel mio castello fatato.

Svanirai anche tu,
il tuo cazzo avrà nuove forme,
nuovi volti
e nessun nome.
La mia fame sarà sempre saziata,
le tue lacrime sparse nel tempo,
sulla terra
nei ricordi
in un lamento.
Il mondo sorriderà,
il mio sposo sorriderà
e Dio con lui,
Dio sarà lui!
Il mondo
sarà in me e in lui.
Tu sarai morto
o vivo,
sotto a un ponte,
all’inferno.
Tu sarai altrove
e ricorderai il mio nome.
Io non ricorderò il tuo,
ricorderò solo il tuo cazzo,
il tuo corpo,
il tuo amore
il tuo sangue sul palato,
il tuo abbraccio nel silenzio.